Gelosia

Opera realizzata in occasione della mostra Origine, presso la basilica di San Clemente. Roma, 2016.

Origine raccoglie una serie di quattordici elaborazioni architettoniche in travertino romano all’interno del quadriportico della Basilica di San Clemente a Roma; un luogo scelto per disegnare legami significativi tra spazi storici del sacro e nuove finalità e forme del costruire in pietra. Inserita nella più ampia rassegna stonetales, promossa dalla facoltà di Ingegneria di Roma “Sapienza” e da LAB 2.0 con la direzione scientifica di Marco Ferrero e la direzione generale e artistica di Lorenzo Carrino, la mostra è il frutto di una collaborazione tra Università e l’azienda di travertino Mariotti Carlo & Figli, che ha fornito un supporto tecnico e operativo alla realizzazione dei lavori esposti. Disposte a riprodurre la suggestione di una schiera muraria, le opere di Francesco Cianfarani, Pietro Colonna, Filippo De Dominicis, Massimo Dicecca, Bruna Dominici, KURMAK (Laura Fabriani, Sante Simone, Alessandro Zappaterreni), Margherita Pascucci, Giorgios Papaevangeliou, Tiziana Proietti, Michela Romano ed Emilia Rosmini, Stefano Sciullo, StudioErrante Architetture, Gabriele Trövè, e dello stesso Luca Porqueddu, propongono quattordici differenti equilibri tra statica ed estetica del costruire, legate dalla comune riflessione attorno alle specifiche qualità di un unico materiale lapideo. Il travertino, proveniente dalle cave che alimentarono la costruzione della Roma imperiale e la successiva stratificazione della città barocca, diviene in questa occasione il supporto di rinnovate possibilità espressive, che hanno l’indipendenza e la sensibilità per costruire un dialogo positivo con il futuro e con la storia. Ognuna delle opere esposte rappresenta un principio ordinatore di ipotetiche e successive costruzioni architettoniche, in grado di radicarsi nel luogo e di indicare possibili evoluzioni della realtà.

L’opera GELOSIA consiste in un determinato numero di blocchetti di travertino, assemblati a secco a formare un muro “a gelosia”. La tecnica costruttiva come è noto è stata ed è molto diffusa nell’ambito dell’architettura rurale (pare sia arrivata intorno al secolo X in Europa da contesti mediorientali), popolare e/o povera, poi ripresa in diversi momenti nell’architettura prima razionalista e poi neorealista, fino ad arrivare ad una diffusa riscoperta in alcune tendenze contemporanee, specialmente europee. Si tratta ovviamente di una apparecchiatura muraria in laterizio, non portante, usata come diaframma per il passaggio di aria e luce. La tecnica, raffinatasi nel tempo, ha consentito, al variare della disposizione degli elementi in laterizio, di ottenere svariate soluzioni più o meno “ornamentali”.Il fatto di utilizzare il travertino per un muro a gelosia costituisce una sorta di corto circuito tettonico. Il travertino solitamente ci restituisce immagini di un’architettura alta, austera, istituzionale, ricca, lonatana. Il processo di avvicinamento sfocato è dato invece da una tecnica, come quella proposta, semplice, comune, quasi grezza, vicina.