lungara in progressione

con Stefano Pazzola e Riccardo Porreca. Lunagara in progressione: una proposta interscalare di riqualificazione urbana.

Talvolta il la che intona gli strumenti della progettazione giunge da fonti inaspettate. Noi l’abbiamo udito schiudersi dal fondo della chiesa Nuova, così come deve schiudersi il quadro raffigurante la Madonna con bambino, inscritto nella più grande tela ad opera di Rubens, per mostrare un’antica e magnifica icona attorno alla quale la chiesa tutta è stata edificata. Con la stessa regola di scale che coesistono nel formare un insieme organico, abbiamo inteso orchestrare la nostra proposta per una riqualificazione che parta dalla piazza della chiesa e arrivi, contraendosi ed espandendosi in spazi di eccezionale pregio, fino al faro del Milani al Gianicolo. Non più pausa dunque il carcere di Regina Coeli, ma tassello di un sistema più ampio che dialoga con diversi altri affini a ricucire sponde opposte del Tevere. Poco più che puntini i panopticon se considerati alla scala dei grandi cunei verdi che si insinuano in Roma per arrivare ai piedi del tessuto cresciuto lungo via della Lungara o se vogliamo, a ridosso delle pendici del Gianicolo; sistema di parchi col quale il progetto intende direttamente relazionarsi, accogliendo di essenze autoctone una sezione boschiva all’interno del vuoto risultante dalle demolizione dei bracci carcerari. Questo invaso di dimensioni riguardevoli è contenuto in un margine abitato, uno spessore urbano memore degli alti e sorvegliati muri che precludono l’accesso all’area. Esso recinta, regola gli ingressi e misura lo spazio, essendo a sua volta misurato da spessori di corpi di fabbrica che trovano nei 4 e nei 6 metri del lato delle cellule base, addensatesi nel tempo a formare tessuto, i suoi più diretti progenitori. Selezionate preesistenze si prestano a formare le quinte sui lati corti dell’eterogeneo spazio pubblico così ottenuto: i panopticon che furono puntini
qua diventano iconici elementi che abitano la piazza e strizzano l’occhio alla forma cilindroide del faro, punto dal quale tutt’ora si inscenano “informali” scambi tra i liberi e i detenuti. L’edificio che più gravava con la sua mole su via della Lungara viene rimosso per variare la sezione stradale e mutarla in slargo, vuoto che anticipa e, tramite il ponte Mazzini, dialoga col vuoto di piazza della Moretta, qui immaginato intercluso tra due edifici che perimetrano gli scavi esistenti. La fessura di via dei Cartari inquadra il magnifico albero di Pauwlonia sulla piazza della chiesa Nuova, e la scala ritorna umanamente misurabile.