Saverio Muratori e il concorso per il Palazzo della sede della Democrazia Cristiana

Saverio Muratori e il concorso per il Palazzo della sede della Democrazia Cristiana. Affinità e divergenze tra la storia operante e la storia dei fatti.

Saggio

«All’epoca lui costituiva la pietra dello scandalo. Ricordo di aver partecipato ad una riunione alla XV ripartizione del Comune, nell’edificio progettato da Vagnetti all’EUR, in una sala che si affacciava sulla piazza Don Sturzo, di fronte al palazzo della DC. Erano presenti Cesare Ligini e Ugo Luccichenti, i quali chiesero di chiudere le tende per evitare la vista di quell’edificio, che rappresentava ai loro occhi uno scandalo mostruoso». Esistono architetture secche e architetture grasse, sosteneva Muratori.
Le architetture secche sono caratterizzate dal telaio in cemento armato, dalla pianta libera, dalla conseguente smaterializzazione delle pareti perimetrali, dal loro poggiarsi al terreno con esili sostegni, dalla mancanza di plasticità e di forza costruttiva dovuta alla snellezza degli elementi. Le architetture grasse sono quelle murarie, più espressive, vi si può riscontare la potenza dell’atto costruttivo, la robusta articolazione di elementi e forze collaboranti a definire un organismo unitario, stilisticamente e linguisticamente perenne, universale.
Il palazzo della DC è evidentemente affetto da obesità, quasi diabetico.
Lo scritto ripercorre il testa a testa Muratori-Libera in occasione del concorso di progettazione per la costruzione del Palazzo della DC all’EUR, Roma.