Sul Mar Piccolo

XXII Conferenza Nazionale SIU 2019


Cartolina presentata in occasione della XXII Conferenza Nazionale della Società Italiana Urbanisti.

In relazione alle realtà locali, e a partire da luoghi cospicui delle due regioni ospitanti, le tematiche dell’Agenda 2030 affrontate negli spazi dei workshop saranno sviluppate anche attraverso l’utilizzo di 3 “Cartoline”, ovvero immagini ravvicinate e aggiornate di specifiche realtà territoriali entro cui è possibile riconoscere alcune rilevanti condizioni, ad un tempo di fragilità e di valore. Le Cartoline rappresentano, in altri termini, visioni di prossimità su casi di studio significativi che si prestano come casi-guida per rileggere e confrontare altre realtà del territorio italiano ed internazionale.

L’orizzonte è la città.

La città è una lontana schiuma grigiastra, confine netto e silenzioso, lungo serbatoio di storie in sospeso, spesso maledette. Oggi che il sole è coperto, la ferraglia industriale neanche scintilla, ma un poco fuma. Il ponte un sorriso sdentato. La risacca gonfia l’acqua: stamattina non si esce. Un vecchio solitario si accende la sigaretta e sputa per terra. In orbita accanto a lui, un bambino gironzola. Attracchi come dita storte si bagnano sul mare, mischiano cemento e scogliere, pneumatici e legni aguzzi. Nei pressi, barchette rigorosamente laccate rossoblu, sotto un cielo magmatico e altissimo, sbattono sul pietrame come metronomi scordati. In ordine sparso lamiere e pallet, taniche e cordame. Conchiglie e altre vite si incrostano su una statua della Madonna di Fatima, raggiunta da un vialetto tutto kitsch e autocostruzione. Dal pelo accigliato delle onde emergono tubi innocenti come filo spinato, a misurare il mare, a squadrare la vista. Qualche drappo lacerato, in giorni migliori, garantirà sufficiente ombreggiatura. Nessuna conveniente offerta per tre chili di cozze. Oggi, sulla sponda orientale del Mar Piccolo di Taranto, il paesaggio è in attesa.

L’altra Taranto si manifesta pienamente anche qui, nel secondo seno del Mar Piccolo. Un potenziale spazio di rinascita dal quale ricominciare, per annullare almeno in parte il recente e nefasto binomio che alla Città dei Due Mari vuole accostare inquinamento, disagio sociale e disastro paesaggistico. Una cerniera naturale che raccorda l’entroterra al mare, a sua volta raccordata dall’eccezionale percorso sbiadito dei binari della ferrovia in disuso “Nasisi-Taranto Arsenale”. Una infrastruttura che deve essere ripensata come bordo dolce entro il quale disegnare una struttura di nessi, per tenere insieme e comprendere siti archeologici, zone di grande ricchezza naturalistica, pascoli, uliveti, masserie e fiumi riemersi, provenienti dalle Murge. Sull’altro bordo, la breve costa, così ancora autentica, costellata da baracchette, piccoli attracchi e micro paesaggi produttivi, necessita anch’essa di un progetto reinterpretativo che riesca a non snaturarla. Espedienti ed abbandono, storie antiche e patrimonio immenso: Taranto specchio d’Italia.