PASS – Progetto per Abitazioni Sociali e Sostenibili, Roma

Progetto per la riqualificazione di parte dell’edificato risalente al Piano di Zona n.15 – Tiburtino III

(con Luca Porqueddu, Claudia Bernardini, Cinzia Sanrocco, Graziano D’Agostino)

Considerate la storia e la specifica identità urbana del Tiburtino III, ma soprattutto la sua morfologia frutto del pensiero progettuale degli anni ’70 ’80, l’intervento su questa porzione urbana non può che mirare ad un nuovo equilibrio tra la condizione della città razionalista, disattesa nello specifico esito formale e sociale, e l’ideale comunitario della città giardino. L’obiettivo è la ricostituzione di un equilibrio identitario che permetta lo sviluppo del senso di appartenenza al luogo attraverso l’uso dello spazio, alla giusta mediazione tra logica urbana, necessità sociale ed esigenza del singolo. Anche se la vicinanza alla linea metropolitana e alla via Tiburtina consentirebbero un effettivo contatto tra quartiere e centro della città, il Tiburtino III si manifesta come realtà chiusa su se stessa, una placca urbana paradossalmente implosa attorno alla carenza di servizi e alla povertà di una idea di società. La mancanza di una forma condivisa, o meglio l’assenza di una struttura adattabile allo sviluppo urbano, impedisce inevitabilmente le relazioni di flussi e servizi con l’esterno. Tale condizione, se pur modificabile attraverso il progetto, risulta una componente genetica talmente forte da far risultare inconcludente qualsiasi strategia che miri esclusivamente all’instaurazione di relazioni estroverse. Da qui la precisa scelta progettuale di “agire all’interno”, per ottenere il massimo sviluppo del quartiere, inteso come unità, e demandando alla specifica “forza locale” il compito di far prevalere la logica della specificità su quella della genericità. La strategia progettuale parte dunque dall’identificazione dei luoghi “accentranti”, spazi da porre a fondamento della vita pubblica, e per questo volontariamente vincolanti l’insieme delle scelte successive. A seguito di un’attenta lettura del contesto, morfologica, sociale e funzionale, si è deciso di far coincidere tali spazi con le aree identificate dal bando come nuovi nuclei servizi. Sia perchè la morfologia dell’impianto preesistente garantisce la costituzione naturale di luoghi raccolti, sia perché la loro posizione permette la giusta scansione funzionale dell’intero intervento. Si vuole, in questo modo, riaffermare il valore della “piazza” (seppur piazza di quartiere) come nodo nevralgico attorno al quale creare una idea di comunità, elemento attraverso il quale, questa stessa società si manifesta e si rappresenta al suo interno e al tempo stesso all’esterno.